sabato, Agosto 30, 2025

Una vacanza in Cina è un viaggio nel tempo. In un futuro da fantascienza

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Pony si distingue per la sua guida aggressiva, e si conferma all’altezza della sua fama sin da subito: al primo attraversamento invade le strisce senza esitazione, lasciando pedoni e scooter elettrici a scansarsi. La corsa è sincopata, accelerazioni improvvise e velocità che sforano a tratti anche i limiti. Sugli schermi posteriori scorrono video promozionali: tassisti anziani increduli, startupper sorridenti, influencer perfette. Il menù è bilingue fino a quando non tocchi “termini e condizioni”: lì la trasparenza evapora in un muro di ideogrammi. Quattordici minuti dopo la mia partenza in zona frontiera con Hong Kong sono a destinazione, in prossimità nel mio hotel. Al prezzo di meno di uno yuan al minuto, per un totale di circa un euro e sessanta centesimi per l’intera corsa. Meno della media di una qualsiasi corsa in un mezzo pubblico europeo.

Nei ristoranti di tutto il Guangdong mi capita di frequente di essere servito da camerieri robot, utilizzati in generale nell’ospitalità. È particolarmente impressionante vederli prendere l’ascensore in autonomia, azione che tradisce una consapevolezza spaziale tridimensionale non affatto banale.

Barcamenarsi con le app (o i mini-program)

Per i taxi e gli spostamenti nelle megalopoli in generale utilizzo sempre Didi, la piattaforma più semplice per un occidentale, che offre un lauto menù di coupon attivabili che fanno sì che una corsa media non superi i 15-20 yuan, intorno ai due euro (un pasto in un ristorante si aggira su cifre simili).

In generale, Didi è l’app – o mini-program – che si usa più di frequente, in un contesto urbano e suburbano che spesso necessita di colmare la copertura dell’ultimo miglio. Per supplire alla mancanza di Google Maps ho scelto Amap, che integra bene tutto il trasporto pubblico nelle opzioni di spostamento, e fornisce anche delle alternative ancora più convenienti per lo spostamento in taxi rispetto a Didi.

In generale, la tendenza è verso una proliferazione di app che però l’utente occidentale preferisce evitare, anche per i costi di download (i mini-program di Wechat hanno il vantaggio di non dover essere scaricati come app a parte). Con una eSim ho evitato di dover utilizzare una virtual private network da mobile, ma proprio per il fatto che il cellulare è necessario praticamente per qualsiasi attività quotidiana è difficile stare comunque sotto il gigabyte di dati al giorno.

Anche uscendo dai grandi centri urbani e indirizzandomi verso la campagna, come quella di Yangshuo (a sud, nella regione di Guangxi), la tecnologia cambia utilizzo ma non d’intensità. I droni di DJI, uno dei più importanti produttori locali, lavorano anche nelle aree rurali. Anziché consegnare prodotti a casa, sono utilizzati per fotografare i panorami dall’alto, e non di rado per irrigare i campi, o estinguere focolai di incendi.

La realtà virtuale come antidoto alle code

Il parco nazionale di Zhangjiajie, un piccolo gioiello portato agli onori delle cronache e degli influencer soprattutto dopo essere stato fonte d’ispirazione per il blockbuster Avatar, accoglie oggi 7,5 milioni di turisti. E d’estate, come dicevo, è preso d’assalto. Nonostante un’organizzazione quasi impeccabile e un sistema di prenotazione per fasce orarie a rigoroso numero chiuso, su una decina di ore spese all’interno del parco circa la metà sono state assorbite da code. Code per la teleferica che porta in cima alla montagna, coda per accedere alle principali viste sulle caratteristiche montagne, code per spostarsi via bus all’interno del parco, e soprattutto una coda finale di due ore e mezza per accedere al famoso ascensore Bailong, uno spettacolare sistema di sei ascensori alto trecento metri appoggiato sul fianco di uno di questi spettacolari picchi verticali.

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