domenica, Agosto 31, 2025

Idrogeno geologico, ricercatori alle Lofoten lo cercano per non trovarlo

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Stati Uniti, Mongolia, Groenlandia e ora le isole Lofoten. Tutto per studiare due atomi di H attaccati l’uno all’altro: l’idrogeno geologico. La mission del gruppo di ricerca DeepCarbonLab dell’Università di Bologna è proprio: capire sempre meglio come si comporta questa combinazione di particelle che racchiude il segreto dell’energia alla base della vita sulla Terra e, forse, anche quello per il suo proseguimento. Questa seconda ipotesi è tutta da verificare e la missione appena compiuta nelle isole norvegesi nate fino a 2.6 miliardi di anni a circa 50 km di profondità potrebbe suggerire se continuare a sperare di ottenere energia pulita e perpetua dall’idrogeno geologico. Oppure no. Wired Italia ha incontrato il capo spedizione Alberto Vitale Brovarone per capire meglio come è andata e, soprattutto, perché è andato lì.

La spedizione inaspettata

Questa spedizione fa parte di un progetto nato nel 2021 dall’esigenza di capire il sistema dell’idrogeno geologico. Nessuno ci aveva mai badato molto perché si pensava non ce ne fosse in grandi quantità sulla Terra – spiega Vitale Brovarone – quando abbiamo scoperto che esistono situazioni di anomalia in cui la natura lo produce, abbiamo iniziato a voler capire dove e come si forma, come potenzialmente può interagire e quali processi innesca”.

La prima tappa sulle tracce dell’idrogeno geologico è stato il Vermont, negli Stati Uniti. Qui Vitale Brovarone e il suo team hanno trovato un processo simile a quello che avviene sui fondali oceanici, dove la roccia reagendo con l’acqua può formare idrogeno geologico. Per appurare non si trattasse di una coincidenza, i ricercatori sono andati in Mongolia dove ci sono le stesse rocce, ma in condizioni diverse.

Trovato idrogeno geologico due volte su due, sono passati ad esplorare un altro processo, quello che è silenziosamente in corso in Groenlandia: la radiolisi. In questo caso, l’idrogeno geologico si forma grazie alla presenza di elementi radiogenici come l’uranio e il torio che decadendo rilasciano particelle alfa, beta e gamma rompendo le molecole di acqua presenti nelle rocce. Utilizzato anche in campo industriale, questo fenomeno avviene anche in natura trasformando la crosta continentale antica in un “mega reattore”. La necessità di una spedizione in Norvegia nasce proprio per verificare che la Groenlandia non sia una anomalia delle anomalie. È una missione concepita come una null hypothesis.

L’attesa dell’esito

Nel momento in cui sembra che le teorie geologiche sull’idrogeno naturale funzionino, è necessario testarle andando in un contesto che pur sembrando favorevole alla formazione dell’idrogeno naturale, non presenta tutte le condizioni per assicurarne la presenza – spiega Vitale Brovarone – Questo è il caso delle Lofoten”. Pur se un tempo unita alla crosta della Groenlandia, quella delle isole norvegesi si è evoluta in modo diverso. Ha simile composizione chimica ma è rimasta più tempo in profondità e potrebbe non avere abbastanza acqua perché avvenga la radiolisi. Quindi niente idrogeno?

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