domenica, Agosto 31, 2025

Le “mappe a polpo”, ossia quando la grafica ispira il complottismo (ancora oggi)

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Forse non è un caso che il simbolo della cattivissima società segreta dell’Universo Marvel, l’Hydra, ricordi un polpo (più che la mitologica Idra di Lerna dalle molte teste). Lasciamo da parte le origini, le ispirazioni e le trasformazioni del logo dell’immaginaria organizzazione terroristica creata da Stan Lee e Jack Kirby nel 1965, per concentrarci proprio sull’effige del polpo. E sul pensiero cospirazionista.

Già, perché il cefalopode a 8 piedi è stato usato più di una volta, nella storia, come raffigurazione dei poteri forti del mondo (reale) e delle loro (reali o ipotetiche) mire espansionistiche. Lo attestano diverse carte geografiche, come racconta un curioso studio intitolato “The Many Tendrils of the Octopus Map“, presentato in occasione della Conference on Human Factors in Computing Systems (CHI 2025), un evento accademico che si tiene ogni anno dal 1982, organizzato dalla Association for Computing Machinery (ACM).

Tre ricercatori della Northeastern University – Michael Correll (a Portland), Eduardo Puerta e Shani Claire Spivak (a Boston) – hanno infatti esaminato come la rappresentazione dei dati, in particolare quella che loro chiamano octopus map, sia un potente strumento delle teorie del complotto e di propaganda. Ancora oggi.

Il complotto del polpo

Cosa sono le octopus map?

Intanto diciamo cosa sono le octopus map: si tratta di carte geografiche in cui il povero mollusco è utilizzato come metafora visiva di una potenza, un movimento politico, un sistema economico, un’azienda, un’ideologia, una religione o una qualsiasi cosa etichettata come “minaccia”. Sulla base di dati. Storicamente, scrivono i ricercatori, le octopus map sono state usate “con l’obiettivo di far apparire un avversario come una forza grande e sinistra, diffusa ovunque e che sta cercando di controllare tutto“. Tanto che durante le due Guerre Mondiali quasi ogni grande stato era raffigurato come un polpo su qualche carta.

La “retorica” del polpo

Diversi elementi retorici contribuiscono a creare questa percezione, tra cui la centralità del comando (rappresentata dalla testa del polpo) e l’idea di controllo e di influenza (suggerita dai tentacoli). Secondo Correll, c’è un messaggio implicito per cui affrontare una sola propaggine non è sufficiente: il rischio è che il polpo si trasformi nell’Idra, e che per ogni braccio tagliato ne ricrescano due.

Le octopus map funzionano?

Correll e colleghi hanno condotto un esperimento per rispondere a due domande. La prima: queste mappe funzionano davvero? Cioè, chi le guarda percepisce esattamente quello che chi le disegna vuole veicolare? La seconda: una versione meno sensazionalistica – cioè senza il disegno del polpo, con una grafica più semplice ma che abbiano comunque un obiettivo retorico – hanno lo stesso “potere”? Questo secondo punto nasce da altri studi secondo cui alcuni elementi grafici sulle carte (come frecce e specifici colori) possono far percepire come minaccia dei dati, per esempio quelli sui migranti.

L’esperimento (e il paese inventato)

Nell’esperimento, 16 versioni di una octopus map (con elementi grafici più o meno espliciti, in grigio o in rosso) sono state mostrate a oltre 250 partecipanti. Le mappe raffiguravano un paese all’interno di una regione geografica fittizia, ed erano accompagnate dal seguente messaggio: “Questa è una mappa che mostra un paese immaginario, Huskiland, apparsa su un quotidiano internazionale. La mappa raffigura le basi militari di Huskiland nella regione”. In ogni caso, le mappe erano state disegnate per essere neutre e lasciare gli osservatori liberi di andare verso interpretazioni benevole (Huskiland come leader di un’alleanza militare protettiva) o meno (Huskiland come minaccia per la regione). I partecipanti dovevano poi dire quanto fossero in accordo o in disaccordo con alcune affermazioni. Come: “Huskiland sta espandendo la sua portata militare” e “Huskiland usa queste basi per esercitare un controllo militare o politico sui suoi vicini”.

I risultati e i diversi livelli del pensiero cospirazionista

Ebbene: i risultati mostrano che non servono chissà quali stimoli espliciti per veicolare l’idea di minaccia, e che i partecipanti tendevano a vedere la relazione tra Huskiland e i suoi vicini come “tesa” o “conflittuale“. Questo era tanto più vero quanto maggiori erano le connessioni del paese con la regione. Insomma, non è necessario che le mappe mostrino un polpo per innescare teorie complottiste, ma bastano suggerimenti anche minimi, come una freccia. “Lo studio – dice Correll al giornale universitario Northeastern Global Newsdimostra che molte scelte nella cartografia possono determinare il modo in cui il pubblico recepisce le informazioni. E che il pensiero cospirazionista non è qualcosa che si ha o non si ha, come spesso si crede: ci sono diversi livelli. Una lezione importante – sottolinea – in un’epoca di disinformazione e misinformazione”.

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