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Secondo altre testimonianze, tutto successe in pieno giorno, quando Kubrick aveva chiesto di numerare ogni singola comparsa, delle trecento convocate, per dare disposizioni precise a ciascuna di loro. Pare se la prese con la numero 104. Un manichino, appunto.
I dettagli importano poco, però. Quello che l’aneddoto racconta meglio di tante parole è il rigore di Stanley Kubrick: una necessità quasi maniacale nella composizione della messinscena, nel controllo di ogni elemento, che crebbe film dopo film.
Si pensi a come potesse essere l’approccio di un regista così – un regista per cui il cinema doveva essere perfetto, oppure non essere – a un genere, la fantascienza, che racconta quello che non è, quello che non può ancora essere. Non sorprende che il risultato sia stato 2001: odissea nello spazio, uno dei capolavori conclamati del cinema di fantascienza, forse il capolavoro del genere (e non solo di quello).
Dal rigore di un maestro della Settima arte fino all’infinito (e oltre) si muove l’ottava puntata di AstroWired, il podcast sulla relazione fra fantascienza e spazio, quello vero. Fra attendibilità scientifica, visioni e prospettive concrete del nostro viaggio oltre l’atmosfera, l’ottavo episodio del podcast ospita Adrian Fartade, scrittore, divulgatore scientifico e titolare del canale youtube, Link4Universe. In studio Emilio Cozzi, Giulia Rocco in produzione, Luca Zorloni al coordinamento.
Buon ascolto. Ad Astra.