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Jaws of the Lion entra un po’ di sghimbescio nel genere dei dungeon crawler, un tipo di giochi da tavolo in cui i giocatori interpretano un gruppo di eroi o avventurieri che si muovono su una mappa, esplorano labirinti sotterranei, antiche rovine o altri ambienti ancora, combattono contro nemici agguerriti e racimolano tesori ed esperienza. Spesso questo sottogenere è associato a una forte componente tematica (data da ambientazione, storia e componenti) e a meccaniche che prevedono lanci di dadi (o comunque una certa dose di casualità) e un focus su esplorazione e scoperte. Jaws of the Lion è certamente un dungeon crawler, ma atipico: l’esplorazione è limitata, la casualità anche, e la componente narrativa non offre grandi bivi o scelte significative che possano alterare il corso dell’avventura.
Il gioco si svolge nell’arco di una campagna composta da venticinque scenari. Ogni scenario prende luogo su una mappa disegnata direttamente su un libro ad anelli da tenere aperto al centro del tavolo, e che ne riporta anche le regole speciali, gli obiettivi, i mostri da incontrare e le trappole e tesori da scovare. Il vantaggio è che il setup è molto rapido, senza mappe da assemblare stanza dopo stanza o regole da recuperare tra mille manuali; il contro è che tutto è evidente da subito (o quasi…), con poche sorprese. Gli obiettivi sono variabili ma tutto sommato simili: uccidere tutti i mostri, distruggere dei pilastri, raggiungere l’uscita di un sotterraneo, e ovviamente sconfiggere gli immancabili boss che punteggiano la campagna. Un paio di bivi costellano la campagna, con strade alternative che indirizzano verso uno scenario e ne bloccano un altro, ma alla fine convergono tutti sulla strada verso la stessa conclusione.
Ogni giocatore sceglie uno tra quattro eroi che diventerà via via più potente nell’arco della campagna. La Guardia rossa è un guerriero corazzato che attira verso di sé i nemici per trafiggerli con gli spunzoni della propria armatura. L’Ascia da guerra scatta attraverso il campo di battaglia scagliando accette e raccogliendole dai cadaveri dei nemici. Il Guardiano del vuoto maledice gli avversari, controlla la loro mente costringendoli a combattere tra di loro, e potenzia o cura gli alleati. Infine, il Demolitore distrugge gli ostacoli, piazza trappole e manipola il campo di battaglia. I personaggi sono ben caratterizzati, e tutti con uno stile unico da giocare.
La partita vera e propria si svolge attraverso la gestione di una mano di carte che rappresentano le azioni a disposizione degli eroi, e indicano anche la rapidità con cui agiscono. Ad ogni turno ogni eroe sceglie due carte dalla propria mano, ciascuna delle quali è divisa in due parti: generalmente in quella superiore si trovano le azioni d’attacco, e in quella inferiore le azioni di movimento, ma ci sono le debite eccezioni. Al proprio turno il giocatore dovrà scegliere due azioni da compiere sulle due carte selezionate, nell’ordine che preferisce, ma sempre alternando un’azione superiore e una inferiore.