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“Questa è per noi una grande opportunità perché queste utenze già stanno guardando Netflix e godendo del nostro servizio”, si legge in una lettera dell’azienda ai suoi azionisti: “La condivisione ha molto probabilmente aiutato la nostra crescita e noi stessi abbiamo reso semplice la creazione di più profili. Se da una parte queste funzioni sono diventate molto utili, dall’altra hanno generato confusione su quando e come Netflix può essere condiviso con altre utenze”. La possibilità di creare più profili e di visualizzare in contemporanea più titoli da uno stesso abbonamento era infatti nata per consentire una visione multipla all’interno dello stesso nucleo famigliare o comunque della stessa famiglia, ma presto è diventato un escamotage per condividere anche tra amici uno stesso abbonamento pagandolo meno. Da marzo lo streamer ha avviato dei test in paesi come Costa Rica, Cile e Perù chiedendo di pagare una somma aggiuntiva quando veniva rilevato che uno stesso account veniva utilizzato in case diverse.
Il discorso è abbastanza semplice: poiché il bacino di persone potenzialmente interessate a Netflix non può crescere all’infinito, o comunque non crescerà tanto velocemente quando necessario per sostenere gli sforzi produttivi di questi ultimi anni, è necessario rivolgersi a chi già è fan della piattaforma ma magari la sta utilizzando senza pagare tutto il dovuto. Un’altra via per arginare l’emorragia di abbonati è quella di proporre formule più economiche, il che vuol dire però fare un altro passo inedito per l’azienda: introdurre la pubblicità. “I fan di Netflix sanno di quanto io sia sempre stato contrario alla complessità della pubblicità in favore della semplicità dell’abbonamento”, ha detto il co-ad Reed Hastings: “Ma sono ancora più a favore della scelta del consumatore. Permettere di avere ciò che vogliono ai consumatori che vogliono pagare meno e possono tollerare la pubblicità mi sembra molto sensato”. Soluzioni simili sono state introdotte da competitor come Hulu, Hbo Max e presto anche Disney+, quindi è chiaro che questa sia una tendenza del mercato da non sottovalutare.
La lotta agli account condivisi e l’apertura alla possibilità di un modello ad-supported sono tutti meccanismi che cercano di trovare una quadra in un business che macina miliardi e miliardi di dollari per alimentare la sua voracità di contenuti sempre più insaziabile ma che al contempo ha bisogno di sempre più utenti paganti per sostenersi. A ciò si aggiunge l’incertezza economica generale, gli strascichi della pandemia da cui non siamo ancora usciti e una situazione globale non esattamente pacifica, tutti segnali che mettono a dura prova non solo Netflix, ma anche tutte quelle media company che in questi anni stanno attraversando una rivoluzione senza precedenti, ma che ancora stanno studiando una strada convincente per arrivare alla sostenibilità.