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Un video può fare 200 mila views, quello dopo 50. Tutto molto meritocratico, visto che nuovi e sconosciuti Creators hanno ogni mattina la stessa possibilità di vedere diventare virali i propri contenuti quanto Mrs Kardashian. Ma tutto anche molto stressante, visto che le rendite di posizione iniziano a livellarsi e ogni mattina un Creator si alzerà sapendo che dovrà correre nelle views più degli altri.
Ora, davanti alla protesta di massa dei Creators più grande della storia dei social, il buon Ceo di Instagram Adam Mosseri ha fatto una parziale marcia indietro: il cambiamento in atto sarà sospeso per un po’, ma il processo pare irreversibile. D’altronde, ha spiegato la società, nell’ultimo trimestre il tempo speso dagli utenti a guardare Reel è aumentato del 30%.
Per questo molti parlano di fine dei social come li conosciamo. The Verge, testata tra le più prestigiose sul tema tech, ha titolato che «Instagram is over». «Facebook è in una posizione difficile. Ha perso 10 mld $ per la nuova policy privacy di Apple; si è rinominato Meta, per inseguire qualcosa che ancora non esiste, e deve capire come tenere alta l’attenzione mentre costruisce il metaverso».
Esagerati, ma forse non troppo. Forse in un futuro non troppo lontano ci ritroveremo in un internet senza più i soliti, classici, grossi, social. Sarà un internet fatto di «piattaforme d’intrattenimento» (per usare l’autodefinizione di TikTok), in cui le posizioni dei Creator costruite sulle relazioni saranno sostituite da posizioni costruite sulle performance dei propri singoli contenuti. E saranno posizioni mediamente più fragili, liquide, imprevedibili.
E sarà un internet in cui – per coltivare le relazioni sociali e le interazioni abituali – ognuno di noi si sposterà su altri spazi, più compartimentati e piccoli. Magari su uno dei tanti social indie (vedi il recente BeReal). Oppure su piattaforme come Whatsapp, Telegram, Discord, Substack. Che, se ci pensate bene, si stanno facendo sempre più social.
*Francesco Oggiano è un giornalista, autore di Digital Journalism, la newsletter con i trend e i tools sulla creatività digitale, e del libro SociAbility. Come i social stanno cambiando il nostro modo di informarci e fare attivismo