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Prove di business
“Presidiare la frontiera dell’innovazione tecnologica non è un’opzione – ha detto il funzionario -. Dobbiamo ripensare il modo di fare business, perché è chiaro oggi che la tecnologia non è più sostenuta dal settore pubblico, ma da quello privato per il mercato civile”. Oltre a una risposta allo scenario esterno, e in particolare all’accelerata di Mosca e Pechino in campi come l’intelligenza artificiale e i missili ipersonici, come spiegato dall’ammiraglio Rob Bauer, che presiede il consiglio militare della Nato, Diana è anche un test interno.
Un modo diverso di fare affari per l’Alleanza, spiega a Wired una fonte interna a Ncia su garanzia di anonimato, finora passata da complessi appalti e una burocrazia che secondo molte delle imprese invitate a Mons, capoluogo della provincia vallona dell’Hainaut, non sono più adeguati ai tempi dell’innovazione. Se funzionerà Diana “ucciderà i dinosauri. Altrimenti, sarà considerata un test non riuscito”. Ci sono da vincere in particolare la resistenza della politica e le consuete diffidenze degli alleati sui fornitori a cui assegnare le fette di torta più grandi. Anche le aziende scalpitano: Diana fa gola ed è stato annunciato un anno fa.
Occhio alla Cina
“Troppo lenti, troppo rigidi”, ha bollato gli appalti pubblici dell’Organizzazione a Nato Edge Cecilia Bonefeld-Dahl, direttrice generale dell’associazione di categoria Digitaleurope, che tra i suoi 98 iscritti conta colossi come Amazon, Apple, Google, Meta, Microsoft, Oppo, TikTok, Xiaomi e Zoom. “Abbiamo bisogno di Diana per dare scalabilità a piccole imprese tecnologiche in paesi che condividono la nostra mentalità”, ha insistito la numero uno dell’associazione. Un riferimento neanche troppo velato alla Cina, i cui campioni del digitale stanno investendo in startup e imprese innovative europee. Un movimento ripartito proprio quest’estate, dopo il blocco legato alla fase di rettificazione voluto dal presidente Xi Jinping, e guidato da Tencent (la casa madre della super app Wechat), che ha scommesso le sue fiches su molti studi di sviluppo di gaming. Sono tra settembre e ottobre si contano cinque operazioni in Europa a firma Tencent. Una a settimana, stando all’osservatorio di Wired sugli investimenti dalla Cina in startup europee, che conta nel complesso 92 operazioni.
Per questo, oltre a Diana, l’attenzione è anche sul Fondo innovazione. Dotazione da un miliardo di euro, funzionerà come un fondo dei fondi, per convogliare risorse sulle startup prescelte. Il vicesegretario della Nato, Mircea Geoană, ha spiegato che “sarà gestito da una squadra di venture capitalist”. A bordo ci sono 22 dei 30 governi della Nato, che hanno portato a un miliardo di euro l’impegno complessivo (dai 70 milioni iniziali), spalmati su un arco di 15 anni.