Questo articolo è stato pubblicato da questo sito
Nel caso di questa pianta, il pericolo va di pari passo con la bellezza: l’aconito, con i suoi fiori di un viola-blu intenso, è una tra le più velenose della flora italiana. Cresce nei pascoli montani – spesso vicino alle malghe -, nei boschi e vicino ai torrenti, tra i 500 e i 2600 metri di altitudine. Le sostanze tossiche – alcaloidi policiclici, il cui principale esponente è rappresentato dall’aconitina, il secondo veleno vegetale più attivo al mondo – sono presenti in tutte le parti della pianta, ma nelle radici e nei tuberi si trovano in concentrazioni maggiori. Per un adulto la dose letale è di 3-5mg, corrispondenti a circa 2-4 grammi di radice. Non esistono antidoti specifici.
In caso di ingestione i sintomi si manifestano in breve tempo: parestesia con formicolio e bruciore alla lingua, alle labbra, a volto, gola e arti, sensazione di intorpidimento e di freddo, nausea, diarrea, vertigini, debolezza muscolare, alterazione del ritmo cardiaco, insufficienza respiratoria. La loro evoluzione è molto rapida e la morte sopraggiunge per arresto respiratorio e/o cardiaco in poche ore. Se sospettate anche solo il contatto con questa pianta, meglio recarsi in ospedale o in un centro antiveleni.
Non va chiaramente ingerito, ma nemmeno toccato: l’intossicazione da aconitina può avvenire non solo per ingestione, ma anche per via transcutanea e a bassi dosaggi. Per i bambini dobbiamo ricordare che il pericolo è più elevato, per tutti i principi attivi di cui si parlerà nell’articolo: intanto perché hanno maggiore tendenza a toccare anche ciò che non conoscono e a portare spesso le mani alla bocca, poi perché il loro organismo è ancora in fase di formazione, alcuni meccanismi e funzionalità sono ancora immaturi o incompleti. Dimensioni e peso corporeo inferiori, uniti a un tasso metabolico più elevato, completano il quadro.
Aconitum napellus, e A. lycoctonum (che segue qui sotto) sono le specie più comuni in Europa, ma anche le altre sono velenose: Aconitum paniculatum (aconito pannicchiuto); A. anthora (a. antora); A. variegatum (a. screziato). Fanno tutti parte della famiglia delle Ranunculaceae, che incontreremo nuovamente nel corso dell’articolo perché ricca in specie tossiche.