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“Se mi guardavo intorno non vedevo e non sentivo nessun altro come me. Dunque ero un mostro, un neo su questa terra, che tutti gli esseri umani rifuggivano e rinnegavano?” Frankenstein o il moderno Prometeo è uno dei romanzi più celebri della storia della letteratura mondiale. Un testo limpido e febbrile, un racconto gotico nato dalla penna incendiaria di Mary Shelley, che più di ogni altro è stato adoperato come soggetto di film. Le trasposizioni di questa opera abbracciano quasi interamente la storia del cinema, attraversando epoche, generi e stili differenti. La prima traduzione visiva dell’opera di Shelley risale al 1910, diretta dal regista statunitense J. Searle Dawley, con Charles Ogle nel ruolo della creatura. E sarà il premio Oscar Guillermo Del Toro a inserirsi in questa “sala culturale degli echi” e a consegnare al pubblico un innovativo adattamento che verrà presentato durante la 82ª edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica, in cui Victor Frankenstein sarà interpretato da Oscar Isaac e il mostro di Frankenstein invece sarà interpretato da Jacob Elordi. In attesa di questo film, che siamo sicuri non deluderà le aspettative, facciamo un passo indietro e guardiamo alla storia del cinema nella sua interezza, osservando come Frankenstein è stato inquadrato, perimetrato e manipolato dallo sguardo affilato dei cineasti che si sono cimentati nella trasposizione di questo romanzo senza tempo.