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La conservazione dei cadaveri, il corpo che rimane intatto dopo la morte: un sogno vecchio di secoli, anzi, di millenni. Le mummie egizie sono l’esempio più immediato di come l’uomo abbia posto la sua scienza, le sue capacità e la sua volontà al servizio di questa illusione di eternità. E sono il punto di partenza ideale per un viaggio attraverso una pratica per certi versi macabra, per altri affascinante: quella della conservazione dei cadaveri. Pratica che ha segnato una linea di demarcazione tra classi sociali. Erodoto, grande storico greco del V secolo, spiega come in Egitto esistevano tre tipi di imbalsamazione, più o meno completi a seconda della capacità economica della famiglia del morto. I più ricchi avevano il trattamento completo: dopo aver estratto il cervello con un ferro ricurvo attraverso le narici, i professionisti della mummificazione «estraggono tutti gli intestini e dopo averli purificati e lavati con vino di palma, li lavano di nuovo con aromi pestati. Poi, riempita la cavità del ventre di mirra pura tritata e di cannella e degli altri aromi, tranne l’incenso, lo ricuciono». La salma veniva poi messa a stagionare (il procedimento è molto simile a quello usato per i salumi) per 70 giorni sotto sale e nitro, trascorsi i quali il cadavere viene lavato e avvolto con strisce di tela di bisso, spalmate al di sotto di gomma. Le bende della mummia. I meno abbienti si dovevano accontentare di una procedura più breve, in cui gli intestini venivano fatti uscire con una sorta di clistere. I poveri avevano a disposizione solo il processo di “salagione”. L’eternità dunque non era per tutti. Ad aspirare alla vita dopo la morte in un senso non propriamente spirituale non erano solo gli Egizi. Ne sapeva qualcosa Artemisia, moglie e sorella di Mausolo, satrapo della Caria, che alla morte di lui, nel 353 a.C., fece costruire il Mausoleo di Alicarnasso, una tomba talmente maestosa da essere annoverata tra le sette meraviglie del mondo. Ma non basta: la leggenda vuole che per assicurare al fratello e marito l’immortalità ne bevve le ceneri sciolte nel vino. Un comportamento eccentrico, certo, ma anche un esempio della lotta umana contro la corruzione della carne dopo la morte. Una lotta i cui esempi arrivano a tempi recentissimi, quando persino il corpo di Mao Dze Dong è stato imbalsamato, pur contro la volontà del presidente. Ma nella storia sono davvero tanti gli esempi di tentativi, più o meno riusciti e più o meno curiosi, di conservazione di cadaveri eccellenti: alcuni volti semplicemente a mantenere intatta la salma per qualche giorno, il tempo di una presentazione decorosa al pubblico, altri destinati a sfidare il volgere dei secoli.