Questo articolo è stato pubblicato da questo sito
Greatest Hits from ‘80s e ‘90s – parte due. Dopo l’interessante percorso proposto l’anno scorso, torna anche in questa edizione del Far East Film Festival la retrospettiva dedicata agli anni Ottanta e Novanta. Una selezione di “capolavori nascosti che hanno sempre brillato silenziosamente, come le canzoni pubblicate sul lato B dei vecchi 45 giri”. Così vengono presentati i titoli in programma, tra i quali spiccano due film di Shinji Somai davvero stupendi: Typhoon Club e Moving. Capolavori di un regista poco conosciuto in Occidente, ma molto considerato in Giappone, attivo proprio in quei due decenni e scomparso prematuramente nel 2001.
Nell’approcciarsi a un autore, e per la forte impronta registica-stilistica Somai merita pienamente quest’appellativo pur non firmando le sceneggiature dei lungometraggi che ha diretto, è sempre utile partire da qualche dato biografico e dal suo percorso cinematografico. Nato il 13 gennaio del 1948 a Morioka, capitale della prefettura di Iwate, nel nord del Giappone, già da adolescente si diverte a realizzare film amatoriali in 8 mm. L’università la frequenta a Tokyo, ma siamo alla fine degli anni Sessanta, impazzano i movimenti studenteschi, e alle lezioni preferisce l’attivismo. Fino a quando, qualche anno dopo, inizia la sua avventura nel mondo del cinema entrando alla Nikkatsu, storica casa di produzione che proprio allora per reagire alla crisi dell’industria cinematografica si lancia sui roman porno. Una gavetta come assistente utile per il suo percorso che poi lo porterà a confrontarsi direttamente con il genere quando nel 1985 realizzerà Love Hotel. Il quinto film della sua carriera da regista iniziata cinque anni prima con Tonda Couple, tratto da un manga con protagonisti due studenti delle superiori, un ragazzo e una ragazza, che si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto. Dopo il buon esordio torna dietro la macchina da presa nel 1981 e si consacra con il grande successo, di pubblico e di critica, che ottiene grazie a Sailor Suit and Machine Gun, incentrato su una studentessa, con la sua uniforme da marinaretta, che si ritrova a capo di un clan yakuza. Il film mette in chiara evidenza il talento del regista che si esprime in bellissime inquadrature, ricorrenti nei suoi film (ricche di fascino le riprese da un angolo basso), e in meravigliosi piani sequenza, una delle caratteristiche principali del suo stile. A questo riguardo non si può non citare il long take iniziale di Lost Chapter of Snow: Passion, altro film del 1985, che parte con circa quattordici minuti senza stacchi di montaggio per introdurre l’infanzia da orfana della giovane protagonista della storia. Utilizzo ricorrente e abbondante di piano sequenza che risulta importante anche per dare una maggiore naturalezza alla recitazione di bambini e ragazzi, spesso interpreti principali dei suoi film. Somai cerca di guardare il mondo dal loro punta di vista, senza alcun preconcetto da adulto. Il risultato sono dei film di grande forza, onesti e sorprendenti, che fanno del regista uno dei più maggiori poeti dell’adolescenza nel cinema giapponese. I film del tributo a Udine, Typhoon Club e Moving, rappresentano in questo senso dei veri capolavori (sotto un piccolo commento su entrambi). Ma in questo filone rientrano anche P. P. Rider, suo terzo lungometraggio andando in ordine cronologico, in cui tre studenti delle superiori vanno alla ricerca di un compagno scomparso e si ritrovano in mezzo a pericoli della città, e The Friends, emozionante racconto di formazione con al centro tre ragazzini realizzato nel 1994. La filmografia di Somai non si può comunque ridurre a una sola tematica o rinchiudere in pochi generi. Torna spesso il coming of age, ma c’è anche il film erotico come ricordato. E ci sono esempi di realismo sociale, il notevole The Catch, del 1983, incentrato sulla dura vita dei pescatori, e di road movie, ben rappresentato dal viaggio da Tokyo all’Hokkaido compiuto dai protagonisti di Kaza-hana girato nel Duemila. Ultimo lungometraggio di Shinji Somai che muore, a causa di un cancro ai polmoni, il 9 settembre del 2001. A soli 53 anni.