sabato, Marzo 2, 2024

Tiktok, queste app cinesi possono raccogliere più dati

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Mentre tutti attendiamo di sapere se TikTok sarà bloccata dagli Stati Uniti, milioni di utenti americani stanno scaricando sui loro smartphone app progettate in Cina, che pongono notevoli rischi per la privacy, anche senza scatenare proteste da parte di legislatori o regolatori. Sono app che offrono servizi di reti private virtuali mobili, o Vpn. In sostanza permettono di navigare in Internet nascondendo la posizione virtuale e fisica di un utente. Ma quello che moltissimi ignorano è che le stesse Vpnp ossono raccogliere i dati degli utenti, inclusi i contenuti email crittografati e le informazioni bancarie. E che molte di queste nascondono origini, proprietà e posizioni, soprattutto se hanno sede in Cina o sono direttamente gestite da cinesi. 

Secondo la legge cinese, infatti, le aziende tecnologiche possono essere costrette a consegnare tutto ciò che hanno alle autorità governative. E questo vale tanto per TikTok quanto per le Vpn, se non fosse che il Congresso non sembra preoccuparsene affatto. Probabilmente perché il social cinese è un obiettivo ben visibile, mentre le app continuano a popolare gli store cambiando nome, indirizzo e proprietario di anno in anno. “Tendiamo semplicemente a non concentrarci sulle cose fino a quando non diventano grandi”, ha riferito Adam Kovacevich, ex dirigente delle relazioni con il governo di Google, al Washington Post. Eppure, le Vpn cinesi sono un problema alquanto preoccupante per la sicurezza degli utenti

Turbo Vpn, per esempio, è tra i primi risultati per la ricerca nell’app store di Google Play, tanto da essere stata scaricata più di 100 milioni di volte. La società madre, la Innovative Connecting, ha sede a Singapore, è registrata presso le Isole Cayman e ha avuto molti direttori cinesi. Quanto ai proprietari, invece, non è dato sapere nulla, il che è alquanto preoccupante. Ma non è tutto. Altre due delle prime sei Vpn elencate da Google sono di proprietà di un’entità chiamata Signal Lab, di cui è difficile reperire qualunque dato utile e che niente ha a che vedere con la popolare app di messaggistica sicura, Signal. Nonostante questo, la privacy policy della società è piuttosto chiara: le app Vpn non tengono registri delle attività degli utenti, anche se si riserva il diritto di monitorare l’attività per indagare su “ogni possibile violazione” dei termini di servizio. Pertanto, è abbastanza evidente che le applicazioni possano tracciare chiunque vogliano, ammesso che risulti che questi hanno violato effettivamente i termini di servizio dell’app.

Stesso discorso anche per l’App Store di Apple. Dei primi 10 risultati di ricerca per Vpn, uno aveva sede a Hong Kong e altri tre erano di proprietà di Aura, con sede a Boston, ora madre di una Vpn chiamata Hotspot Shield. Un altro dei risultati, Vpn – Super Unlimited Proxy, è collegato a un’azienda che un tempo vantava un quartier generale nel Dongsheng Science and Technology Park a Pechino. Insomma, ci sono moltissime Vpn che hanno legami con la Cina e che vengono totalmente ignorate dal Congresso. Dal canto loro, invece, gli app atore non possono che trarre vantaggio dalla circolazione di applicazioni di questo tipo, motivo per cui non prendono alcuna posizione al riguardo. Sembrerebbe essere un circolo vizioso da cui è alquanto difficile uscire. Ma a pagarne le spese, ahinoi, è la sicurezza degli utenti. 

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