venerdì, Giugno 14, 2024

Nucleare, i compiti da fare prima di tornare all'atomo in Italia

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Nonostante le intenzioni del governo guidato da Giorgia Meloni di riportare l’energia nucleare in Italia, il nostro paese ha ancora molta strada da fare per adattare il suo sistema infrastrutturale e legale. Lo ha detto senza mezzi termini Stefano Monti, presidente dell’Associazione italiana nucleare (Ain) all’ultima edizione del convegno Italia direzione nord, il 27 novembre al Palazzo delle Stelline a Milano. “Il dibattito sulla scelta della tecnologia nucleare è irrilevante finché il paese non affronta la messa a punto delle infrastrutture di base necessarie“, le parole di Monti all’incontro a cui ha partecipato anche il ministro dei Trasporti Matteo Salvini, tra i più attivi sostenitore del ritorno al nucleare.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), organo dell’Onu, ha delineato nel 2015 una tabella di marcia in 19 punti destinata a tutti i paesi interessati a intraprendere la via del nucleare. I passaggi possono essere suddivise in tre categorie: la creazione del quadro di regole e norme; lo sviluppo delle infrastrutture di supporto – come quelle per la gestione dei rifiuti radioattivi, la sicurezza e l’adeguamento della rete elettrica nazionale – e la creazione di una catena di approvvigionamento per la produzione e il rifornimento delle centrali, che comprende anche la formazione di personale con competenze specifiche in questa filiera.

Gestione dei rifiuti radioattivi

Stefano Monti dell’Ain evidenzia come la priorità attuale per l’Italia sia quella di affrontare il problema del deposito nazionale per i rifiuti radioattivi delle centrali ormai dismesse: una questione che ancora non è stata completamente risolta dopo dieci anni di errori politici e lungaggini burocratiche. La Società gestione impianti nucleari (Sogin), ente pubblico preposto allo smantellamento delle vecchie centrali, ha riscontrato notevoli difficoltà nel individuare siti adeguati per lo stoccaggio. Per provare a sbloccare la situazione, proprio qualche giorno fa, il 13 dicembre, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) ha reso noto l’elenco dei luoghi adatti per la realizzazione del deposito (Cnai) dove saranno stoccati 78mila metri cubi di rifiuti radioattivi a bassa e media intensità e, temporaneamente, altri 17mila metri cubi ad alta intensità provenienti da ex centrali nucleari e altri impianti legati all’energia atomica. Dato che ancora nessuna delle aree ha dato il suo consenso, è stato previsto un periodo di trenta giorni in cui anche gli altri Comuni italiani, non inclusi nella lista, ma desiderosi di ospitare il deposito, possono presentare autonomamente la propria candidatura. Sebbene il processo di selezione sia pianificato per concludersi entro un anno, la costruzione effettiva del deposito nucleare richiederà almeno quattro anni.

Filiera e competenze

Sebbene l’Italia abbia interrotto la produzione elettrica da nucleare alla fine degli anni Ottanta, il nostro paese detiene notevoli competenze e capacità nel settore. Come spiega Monti: “Esiste già una supply chain italiana molto sviluppata, ma ovviamente le realizzazioni sono tutte all’estero”. Per esempio Edison ha recentemente stabilito accordi con la francese Edf per la realizzazione di nuovi reattori modulari di piccole dimensioni in Europa, in cui è coinvolta anche Ansaldo nucleare che, parallelamente, sta partecipando al progetto Iter per la fusione nucleare sul sito di Cadarache in Francia e nella ristrutturazione dell’Unità 1 di Cernavoda in Romania. Anche Eni è impegnata sulla fusione nucleare all’estero in quanto azionista del Commonwealth fusion systems (Cfs), una costola del Massachusetts institute of technology (Mit) finalizzato ad accelerare l’industrializzazione della fusione a confinamento magnetico. Oppure, Enel che gestisce centrali nucleari in Spagna, Romania, Slovacchia e sta progettando una nuova struttura in Slovenia. Sempre Enel è tra i finanziatori di Newcleo, la startup che ha ideato un modo innovativo per utilizzare le scorie nucleari come combustibile per le centrali, ma che, pur vantando competenze e investitori italiani, opera principalmente in Regno Unito e Francia. “In questo momento, in Europa, si stanno facendo i giochi per gli Small modular reactor – ha spiegato Monti –. È bene che la nostra industria faccia già degli accordi al riguardo, perché la supply chain si sta costituendo ora”.

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