giovedì, Luglio 25, 2024

Influenza, come si evolverà nelle prossime settimane

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L’influenza quest’anno ha picchiato duro. Ce lo siamo sentiti ripetere più volte nel corso di questa stagione influenzale, arrivata ormai al giro di boa. Sì, perché a leggere i dati della sorveglianza delle sindromi simil-influenzali diffusi da RespiVirNet, il monitoraggio gestito dall’Istituto superiore di sanità, abbiamo ormai raggiunto il famigerato picco e i casi si apprestano a diminuire. Non a scomparire. E anche se dunque la stagione è tutt’altro che conclusa, è possibile cominciare a fare i primi (cauti) bilanci.

Una stagione influenzale con un andamento “normale”

Ad aiutarci è ​Fabio Midulla, past president SIMRI (Società Italiana Malattie Respiratorie infantili), ordinario di Pediatria alla Sapienza e Responsabile del Pronto Soccorso dell’Umberto I e con cui abbiamo commentato gli ultimi dati che arrivano dal sistema di sorveglianza. La prima informazione che emerge è che la stagione influenzale si stia normalizzando, rispetto agli anni passati, nota Midulla. Non tanto in termini di incidenza – che effettivamente quest’anno è stata più elevata rispetto agli anni passati – quanto piuttosto nell’andamento dei casi osservati: “Gli scorsi anni abbiamo osservato per così dire dei picchi anticipati, collegati alle riaperture dopo il lockdown, con aumento di incidenza in autunno”. Cui ha contribuito, verosimilmente, anche il sovrapponibile comportamento osservato per il virus respiratorio sinciziale, aveva spiegato nei giorni scorsi Rino Agostiniani, vicepresidente della Società italiana di pediatria (Sip).

L’andamento dell’attuale stagione, in questioni termini, è più normale rispetto agli anni passati anche se spicca nei dati di RespiVirNet un notevole aumento dei casi, raggiungendo nell’ultima settimana del 2023, valori ​mai raggiunti nelle passate stagioni, spiegavano dall’Istituto superiore di sanità. Sono stati toccati e superati 18 casi per mille assistiti a settimana, per poi cominciare a scendere con l’inizio del nuovo anno, soprattutto per quanto riguarda i casi di influenza, i più comuni, mentre sono rimasti sostanzialmente invariati i casi di Sars-CoV2 e RSV notificati (in totale i casi di sindromi simil-influenzali sono 16,5 per mille assistiti secondo gli ultimi aggiornamenti). Passato il picco l’andamento si mantiene sostenuto, anche se è stato lo stesso Iss a intervenire per chiarire come intenso non significhi anomalo.

Quali virus colpiscono chi

D’altronde anche a livello aneddotico magari abbiamo tutti fatto esperienza di quando comune fosse avere amici o parenti malati durante le festività natalizie. Molti alle prese con Covid: “Abbiamo ormai a che fare con un nuovo virus respiratorio sempre presente nei monitoraggi, Sars-CoV2, che si aggiunge a tutti gli altri conosciuti da tempo – dai rhinovirus, ai coronavirus già noti, agli adenovirus, ai virus dell’influenza o al metapneumovirus – pari a circa il 20% dei virus rivelati nelle ultime settimane, va avanti Midulla. Di fatto l’arrivo del Covid ha aggravato – soprattutto a partire dagli adulti con più di 45 anni – il numero di persone infettate da virus respiratori, va avanti Midulla. Nei bambini, infatti, continuano a essere largamente dominante, soprattutto in termini di complicazioni (come bronchioliti che danno insufficienza respiratoria) il virus respiratorio sinciziale, soprattutto tra i piccoli con meno di due anni, e l’influenza. Nei giovani adulti l’influenza è il virus respiratorio predominante.

Alla domanda se abbia oggi ancora senso vaccinarsi Midulla risponde senza esitazione: sì, perché aver superato il picco non significa che la stagione sia finita, e rinnova l’invito a vaccinarsi sia contro l’influenza che contro il coronavirus nelle categorie per cui sono raccomandate (in generale, bambini sotto i sei anni e fragili). Raccomandazione che arriva di nuovo anche dalle istituzioni: “Sia i dati epidemiologici che microbiologici sembrano indicare che stiamo superando il picco, anche se è fortemente probabile una circolazione sostenuta anche nelle prossime settimane, facilitata dalla riapertura delle scuole – ha spiegato Anna Teresa Palamara, a capo del dipartimento Malattie Infettive dell’Iss – Continuiamo a raccomandare pertanto le vaccinazioni per le persone più a rischio, ancora utili in vista della ‘coda’ della stagione che durerà ancora diverse settimane, e una sana prudenza nei comportamenti. Resta valida la raccomandazione di non assumere antibiotici, inutili in caso di infezioni virali, se non su indicazione del proprio medico, e di recarsi al pronto soccorso solo se strettamente necessario”.

E le coinfezioni?

I diversi virus hanno prevalenze diverse nelle differenti fasce di popolazione, è possibile la presenza contemporanea di più virus nella stessa persona? Con quali effetti? In particolare, come interpretare la co-presenza di infezione da coronavirus e influenza, la cosiddetta Flurona? Secondo Midulla non si tratta di un fenomeno in grado di incidere significativamente sulla gravità dei sintomi, o meglio, non è ancora appieno noto il significato clinico, confida: “Capita, soprattutto grazie alle moderne tecniche di biologia molecolare, di identificare, porzioni di virus differenti. Su quale sia il reale significato clinico di queste co-infezioni si discute ancora: alcuni lavori suggeriscono che i sintomi siano più gravi, altri che possano essere addirittura più lievi o nella norma. Senza considerare che, anche in caso di coinfezioni, alcuni virus hanno verosimilmente un peso maggiore di altri, come potrebbe accadere in presenza di rhinovirus o RSV”.

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