venerdì, Giugno 14, 2024

Alexei Navalny, il più importante oppositore di Putin, è morto in prigione

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Alexei Navalny è morto in prigione. Il leader dell’opposizione a Vladimir Putin in Russia si trovava in carcere dal 2021, per scontare una condanna a 30 anni per estremismo politico. La sua scomparsa è arrivata alla vigilia delle elezioni presidenziali russe, previste per il prossimo 15 marzo, quasi come un monito diretto agli oppositori del regime di Putin. Il Cremlino ha comunicato la notizia il 16 febbraio 2024, senza dare alcun dettaglio rispetto alle cause della sua morte.

Tra i più esposti e insistenti critici di Putin, tra il 2010 e il 2020 Navalny è diventato la principale figura di opposizione all’attuale regime russo. Il suo successo è dipeso in gran parte dalle numerose inchieste volte a denunciare la corruzione del governo di Putin e a campagne di comunicazione innovative che hanno coinvolto milioni di cittadini.

Contro Putin

Leader del Partito del progresso, nazionalista e di centrodestra, ha sempre attaccato l’uso strumentale del potere politico da parte dell’attuale classe dirigente russa per arricchirsi e limitare gli strumenti di partecipazione democratica delle popolazione, così come le loro politiche volte a restringere le libertà ed erodere lo stato di diritto.

La sua popolarità è cresciuta durante le grandi manifestazioni che hanno attraversato la Russia tra il 2011 e il 2012, innescate a causa della denuncia di presunte irregolarità che portarono alla rielezione di Putin. Nel 2011 ha creato la sua fondazione contro la corruzione, per raccogliere segnalazioni e indagare sugli illeciti e gli abusi di potere commessi dai funzionari russi, e nel 2012 cominciarono i primi scontri con il Cremlino, con la chiusura del suo blog di politica che teneva dal 2006.

Per aggirare la censura di Putin, Alexei Navalny ha rafforzato la sua presenza sui social media e in particolare su You Tube, continuando anche a partecipare e organizzare manifestazioni di piazza sempre più creative e coinvolgenti, come l’uso di un papero giallo come simbolo della corruzione. Il suo movimento ha così attratto sempre più persone, in particolare giovani, diventando una vera forza politica alternativa ai classici schieramenti russi.

Arresti e aggressioni

Il successo popolare è stato però accompagnato da arresti, aggressioni e tentati omicidi organizzati dalle autorità russe, anche a causa della sua opposizione all’invasione dell’Ucraina del 2014 e all’annessione della Crimea, così come all’invasione su larga scala del 2022. Nel 2017 è rimasto parzialmente cieco da un occhio, dopo essere stato attaccato con una sostanza chimica da un attivista pro Putin, nel 2019 ha subito un primo tentativo di avvelenamento mentre scontava 30 giorni di carcere per una manifestazione non autorizzata e nel 2020 è quasi morto dopo che i servizi segreti russi hanno avvelenato le sue mutande con un agente nervino.

Dopo essersi ripreso dall’attentato, Navalny è riuscito a far confessare uno degli agenti coinvolti durante una telefonata in cui si è spacciato per uno degli assistenti del capo del Consiglio di sicurezza russo. Subito dopo, ha deciso di tornare in Russia, nonostante fosse ricercato con un’accusa pretestuosa per frode. Tornato in patria nel 2021, è stato immediatamente arrestato, condannato per frode e poi processato per estremismo politico, ricevendo ulteriori 19 anni di carcere oltre agli 11 che già doveva scontare.

Articolo in aggiornamento

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