domenica, Luglio 14, 2024

Google testa il riconoscimento facciale in uno dei suoi campus

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Bufera su Google. Secondo quanto riportato da Business Insider, il colosso tecnologico ha implementato il riconoscimento facciale nei sistemi di sicurezza del campus di Kirkland (Washington), al fine di impedire l’accesso non autorizzato alle sue strutture. Più nel dettaglio, i sistemi raccoglieranno i dati biometrici dalle telecamere di sicurezza interne, e li metteranno a confronto con le foto dei badge dei dipendenti, così da capire se qualche malintenzionato si è intrufolato nel campus o meno. “Ci sono protocolli in atto per identificare, segnalare e potenzialmente rimuovere persone non autorizzate, al fine di mantenere la sicurezza e la sicurezza delle nostre persone e dei nostri spazi”, si legge in documento di Google, pubblicato dalla Cnbc.

Una novità importante, che ha suscitato reazioni discordanti. Anche se la compagnia ha precisato che i dati biometrici raccolti saranno “solamente per uso immediato e non verranno memorizzati”, molti dipendenti non sembrano aver preso bene l’integrazione del riconoscimento facciale nei sistemi di sicurezza. Anzi, qualcuno l’avrebbe addirittura definito “un po’ distopico”. D’altronde, come ha riferito uno dei dipendenti a Business Insider, “molti sono preoccupati che i dati biometrici vengano memorizzati da Google. E i dati sono estremamente preziosi”. I dipendenti del colosso tecnologico, però, non possono chiedere di non essere sottoposti al riconoscimento facciale al loro ingresso nella struttura di Kirkland.

Quello che possono fare, invece, è richiedere che le foto del loro badge non vengano salvate dal team di sicurezza per un eventuale confronto con le immagini raccolte dalle telecamere interne. Ma questo non sembrerebbe bastare per placare le critiche di dipendenti che vedono una violazione della privacy da parte dell’azienda nelle nuove strategie di sicurezza. Dall’altra parte, invece, Google sta cercando di proteggere le sue strutture e i suoi dipendenti, soprattutto dopo il brutto episodio delle recenti proteste contro la decisione di fornire servizi al governo israeliano, che hanno portato all’arresto e al licenziamento di alcuni dei collaboratori che vi hanno partecipato.

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