lunedì, Novembre 29, 2021

I migliori 10 film con un protagonista totalmente solo

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Il cinema ha imparato molto bene negli anni che se c’è una cosa estremamente affascinante sono le storie dal concept semplice. E uno degli stratagemmi migliori in questo senso è mettere un personaggio da solo in un luogo o in una situazione. La solitudine in un ambiente potenzialmente pericoloso, misterioso o spaventoso è condizione attraente.

Dai naufraghi, ai sopravvissuti fino ai carcerati o gli esploratori, la solitudine contro gli elementi o contro la propria mente è un elemento fortissimo nel cinema, specie quello recente, assetato di situazioni inedite e condizioni estreme.

Passengers, uscito questa settimana da noi, trova un nuovo incredibile scenario in cui essere da soli: risvegliarsi troppo presto da un sonno criogenico nel corso di un viaggio che ti porta dalla Terra verso un altro pianeta da abitare, con davanti a sé decine di anni di vita solitaria nella grande nave spaziale progettata per centinaia di persone.

Chris Pratt e Jennifer Lawrence non sono certo i primi a trovarsi in guai seri senza nessuno cui fare appello, abbiamo radunato così i 10 più disperati, solitari e abbandonati protagonisti di film.

10. Mark Watney – Sopravvissuto – The Martian
Non si può negare che Ridley Scott abbia alzato la posta: solo in tutto un pianeta che non ha ossigeno né acqua né tantomeno qualcosa da mangiare. Mark Watney doveva essere morto e invece è sopravvissuto ad un incidente che ha obbligato il suo equipaggio a partire lasciando su Marte quel che credevano essere solo un cadavere.

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E invece no. Ora bisogna resistere fino al suo ritorno in totale solitudine.
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9. Gennarino Carunchio e Raffaella Pavone Lanzetti – Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto
Naufraghi e poco compatibili, o forse molto compatibili ma poco inclini alla convivenza o forse solo pieni di pregiudizi. Abbandonati su una splendida isola una riccastra e un poveraccio scoprono che la mancanza di una società intorno a loro azzera quelle che credevano essere distanze insormontabili.
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8. Chuck Noland – Cast Away
Dopo uno dei più spettacolari disastri aerei del cinema (Zemeckis si è superato qualche anno dopo con Flight) Chuck Noland solo sulla più classica delle isole idilliache ma infernali. Tutto è un problema, da mangiare a riscaldarsi, dopo anni di abbandono diventerà abilissimo.

In questo film solo parzialmente riuscito c’è una delle più grandi regressioni che sì ricordino. Chuck perde tutto, dai chili alla sanità mentale, e diventa un animale, un essere il cui solo fine a tutte le ore del giorno è sopravvivere.
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7. All Is Lost
Non ha nome e non parla mai il protagonista di questo film che potrebbe essere l’opposto logico di Cast Away. Solo nell’oceano indiano con una barca a vela danneggiata da una collisione improvvisa, non vuole naufragare per nulla al mondo. Nonostante l’arrivo di una terribile tempesta cui non può sfuggire per il suddetto problema si dannerà per non naufragare e soprattutto non morire. Un film clamoroso in cui la mancanza di punti di riferimento (per l’appunto nomi, dialoghi, tempi…) porta alla totale concentrazione sulla sopravvivenza.
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6. Robert Neville – Io sono leggenda
È stato Vincent Price in L’ultimo uomo della Terra, Charlton Eston in 1975: Occhi bianchi sul pianeta Terra e infine Will Smith in Io sono leggenda, il romanzo omonimo di Matheson e le sue tre versioni per il cinema racconta sempre dell’ultimo essere umano rimasto sul pianeta. Circondato da creature diverse a seconda dell’adattamento, Neville è una figura romanticissima, l’ultimo di una specie condannata ad essere rimpiazzata, si aggira in luoghi desolati ma una volta pieni di vita e non ha nessuna speranza di tornare ad una forma di civiltà.
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5. Alexander Supertramp – Into The Wild
L’unica di tutte queste storie ad essere veramente accaduta è quella di Alexander che mollò la vita come la conosciamo per esplorare l’America fino ai ghiacci, il luogo remoto dove vivere in totale solitudine rifiutando la società. Una parabola che ha avuto dell’incredibile e che Sean Penn ha portato al cinema con una pregnanza straordinaria e un equilibrio tra invidia e condanna che ha del clamoroso. Tra tutti gli uomini solitari forse il più scemo.
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4. Luogotenente Fontaine – Un condannato a morte è fuggito
I nazisti l’hanno catturato ed ora è in attesa di un’esecuzione a cui non intende prendere parte. I carcerati non sono necessariamente soli ma nella visione di Robert Bresson questo film di soli dettagli è un’odissea di un uomo che pare abbandonato e non avere niente e nessuno con cui confrontarsi. Il bello di questo film d’evasione è come sia un’odissea privata e solitaria di un uomo che non ha bisogno di parlare ma non fa che escogitare tecniche, piani e percorsi di una fuga che pare impossibile.
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3. Kris Kelvin – Solaris
La bomba di Tarkovsky è un film sull’esplorazione spaziale che è tutta una scusa per mettere un uomo da solo in un luogo che è tutt’altro che neutro. Come sempre nei film del regista russo, l’ambiente ha un ruolo determinante in ciò che accade e in ciò che sì prova, qui addirittura ha una volontà sua, influisce sulla testa e porta le persone a vedere ciò che è solo nella loro mente. La follia di qualsiasi uomo rimasto solo troppo a lungo che diventa realtà.
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2. Sam Bell – Moon
Sam è sulla Luna per lavoro, è il guardiano di una base scientifica, un avamposto di una civiltà che aspetta il suo ritorno. Riceve messaggi dalla famiglia, esplora ogni tanto ma molto si annoia, fino a che non scopre la presenza di un altro corpo sulla Luna: il suo. Sembra che ci sia un altro lui.
Moon è forse il primo atto di Nuova Fantascienza che abbiamo incontrato, il primo film a cercare di ribaltare la solita prospettiva e guardare il mondo del futuro dal punto di vista dei non umani.
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1. Carol – Repulsione
Un giovanissimo Roman Polanski scrive e dirige quello che diventerà un classico della sua carriera, il film confinato in un appartamento. Repulsione è proprio materia della propria epoca, un film diretto da un ragazzo di 32 anni al suo secondo lungometraggio, il primo fuori dalla Polonia. In questa storia di una donna che sì chiude in casa per rimanere sola, per non avere più contatti con nessuno, attaccata da fobie e paure, c’è tutta l’ansia perbenista, il castigo della colpa e la tragedia della repressione. Quella che era la donna più bella di Francia del momento, Catherine Deneuve, viene distrutta psicologicamente in un inferno di mani che escono dalle pareti e stanze che rimpiccioliscono.

L’impatto di questo film in America fu tale che fruttò a Polanski il suo primo ingaggio hollywoodiano in un’altra storia di donne violentate psicologicamente: Rosemary’s Baby.
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