lunedì, Giugno 17, 2024

Mar Rosso, il conto salatissimo della guerra

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Per gli esperti è un problema essenziale da risolvere e secondo molti il Pentagono dovrebbe virare su opzioni low-cost per la difesa. In particolare, tra le armi più usate da Washington c’è lo Standard Missile-2, strumento di difesa aerea a medio raggio che può raggiungere tra le novanta e le centotrenta miglia nautiche, a seconda della variante. L’ultima versione, il Block IV, costa oltre due milioni di dollari per colpo; la Marina americana starebbe utilizzando anche lo Standard Missile-6, che costa più di quattro milioni di dollari. Allo stesso modo, un missile Sea Viper trasportato dal cacciatorpediniere britannico HMS Diamond vale più di un milione di sterline.

In alternativa si potrebbe usare un cannone con proiettili ad aria compressa, testato contro droni simili con risultati positivi. Un’opzione a basso costo, che può raggiungere solo bersagli a meno di dieci miglia nautiche, una distanza probabilmente troppo vicina. Le opzioni a corto raggio comprendono anche il missile Evolved Sea Sparrow, progettato per colpire bersagli a meno di cinque miglia nautiche di distanza, che costa 1,8 milioni di dollari per colpo. Molti suggeriscono invece il passaggio a strategie più soft, ma non meno efficaci, come il jamming elettronico per alterare il funzionamento dei dispositivi nemici.

Il vantaggio strategico degli Houthi

Uno degli attacchi più massicci del conflitto, portato dagli Houthi il 9 gennaio scorso, ha sottolineato come il gruppo yemenita abbia a disposizione un potente arsenale e non abbia alcun timore di usarlo contro le navi da guerra occidentali: ventuno tra droni e missili sono stati abbattuti nello scontro da una combinazione di caccia F/A-18 della Marina statunitense e di missili americani e britannici.

Queste operazioni sono particolarmente costose, considerando che contrariamente agli esosi mezzi occidentali, gli esperti stimano che i droni d’attacco unidirezionali degli Houthi, che sono principalmente di fabbricazione iraniana, valgano poche migliaia di dollari. Lo strumento più caro, denominato Shahed-136, sarebbe stimato in circa ventimila dollari. Per l’Occidente, poi, ci sono tutti i costi di carburante e di altro tipo per mantenere in attività la flottiglia della Prosperity Guardian.

È chiaro che non è praticabile a lungo termine, né dal punto di vista logistico né da quello economico“, ha detto alla Bbc il contrammiraglio britannico della Royal Navy John Gower, “combattere missili e droni a medio e basso costo con missili intercettori di fascia alta molto costosi“. Rischiare di compromettere una delle rotte commerciali più importanti del globo potrebbe costare però molto di più all’economia mondiale.

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