lunedì, Giugno 17, 2024

San Jose, la missione per trovare il tesoro del galeone affondato

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Carica di oro, argento e smeraldi sottratti alle popolazioni delle popolazioni dell’America centrale e del sud sottomesse e sterminate dall’Impero di Spagna, il galeone spagnolo San José venne affondato dal corsaro britannico Charls Wager al largo dell’odierna Colombia nel 1708. Il suo relitto è stato ritrovato 307 anni dopo, nel 2015, perfettamente conservato dall’acqua salata del mar dei Caraibi, scatenando un un fuoco incrociato di cause tra i soggetti che volevano accaparrarsi i suoi tesori. Quasi dieci anni dopo, le controversie legali sembrano essere finite e il suo recupero potrebbe cominciare ad aprile 2024.

A innescare le cause sono stati i circa 17 miliardi di dollari di bottino contenuti nel ventre del galeone spagnolo, oltre al valore storico e sociale inestimabile rappresentato dal relitto stesso. Lunga 40 metri e capace di trasportare 72 cannoni, 500 uomini di equipaggio, più un carico enorme di metalli, merci, acqua e provviste, la San José rappresenta l’apice della tecnologia e della costruzione navale spagnola dell’epoca. Per tutelarla da eventuali furti o recuperi illegali la Colombia ha protetto con il segreto di stato il luogo preciso dove si trova il relitto del galeone.

Le cause legali

La prima azione legale è scoppiata tra il governo colombiano e la Sea search armada, una società di recupero degli Stati Uniti che ha rivendicato la proprietà del relitto sostenendo di aver individuato per prima l’area del suo naufragio, nel 1981. Secondo quanto riportato dal Guardian nel 2015, la società e il governo colombiano si sarebbero inizialmente accordati per dividere i profitti, ma poi la società avrebbe ceduto la proprietà alla Colombia. La causa è stata risolta nel 2011 da un tribunale statunitense che ha dato ragione alla Colombia, ma la società ha provato a avanzare nuove rivendicazioni nel 2015, dopo il ritrovamento del relitto.

In seguito, il governo di Bogotà è stato sfidato legalmente anche dal governo della Spagna, che ha rivendicato la proprietà della nave e dalle associazioni che rappresentano le popolazioni native della Colombia, che sostengono come il contenuto della nave sia stato sottratto illegalmente ai loro antenati e che dovrebbe venire redistribuito come compensazione per le violenze e il genocidio durante la colonizzazione spagnola delle Americhe.

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