giovedì, Maggio 26, 2022

La guerra in Ucraina ha bloccato la ricerca scientifica a Chernobyl

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Germán Orizaola si trovava in Ucraina, all’ombra del reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl, l’epicentro del peggiore incidente nucleare della storia. Era la primavera del 2016 e la gigantesca cupola di acciaio e plastica che ora copre il reattore distrutto non c’era ancora. Da quattrocento metri di distanza, Orizaola riusciva vedere il sarcofago di cemento in disfacimento che era stato frettolosamente costruito sopra l’edificio in rovina nei mesi successivi al disastro del 1986. Di notte, il cupo edificio risplendeva di luci.

Ma fu quello che stava accadendo ai suoi piedi a catturare l’attenzione di Orizaola. Lo stagno che stava guadando brulicava di vita. Orizaola si trovava nella zona di alienazione di Chernobyl per raccogliere delle raganelle e scoprire se la vita all’ombra del disastro nucleare avesse avuto un impatto duraturo sulla genetica degli animali. Mentre pianificava il viaggio, aveva sentito altri ricercatori descrivere la zona come una terra desolata e apocalittica. Lo scenario che si ritrovava di fronte, però, raccontava una storia diversa: davanti a lui c’era ogni anfibio che era venuto a raccogliere. Nella foresta circostante, poi, vivevano mammiferi di ogni tipo: alci, cervi, volpi, cani procioni. Appena arrivati ci si accorge di come la zona sia piena di vita”, racconta Orizaola, uno zoologo della Universidad de Oviedo, in Spagna.

L’occupazione russa

Nel corso degli anni Orizaola è tornato quattro volte nella zona di alienazione, pubblicando diversi studi basati sulle sue ricerche nella zona. Stava pianificando il prossimo viaggio quando l’invasione russa in Ucraina ha trasformato l’area intorno a Chernobyl in una zona di guerra. Il 24 febbraio, le truppe russe sono entrate nella zona di alienazione al confine con la Bielorussia. Nella stessa giornata, sono riuscite a prendere il controllo della centrale nucleare, intrappolando al suo interno più di cento dipendenti. I lavoratori della centrale hanno raccontato a Reuters che i soldati russi hanno attraversato la Foresta Rossa – una delle aree più contaminate della zona di alienazione – a bordo di veicoli blindati, sollevando nuvole di polvere radioattiva. Nelle settimane seguenti, gli esperti hanno iniziato a temere che senza un adeguato raffreddamento, il combustibile nucleare esausto ancora immagazzinato nel sito avrebbe potuto surriscaldarsi (e di fatti l’impianto ha perso energia per più di un giorno).

Il 31 marzo l’azienda nucleare statale ucraina, Energoatom, ha dichiarato che le truppe russe avevano lasciato la centrale, stando a un rapporto di Bbc. Finché gli scienziati non potranno tornare nell’area, tuttavia, l’impatto dell’invasione sulla zona di alienazione è destinato a rimanere sconosciuto. Le foreste che circondano Chernobyl sono uno dei luoghi più importanti della Terra per osservare gli effetti delle radiazioni, e rappresentano sorprendentemente un modello per la rinaturalizzazione. Ma ora che la zona potrebbe essere coinvolta in un secondo disastro, molti dei team di ricerca esperti nello studio dell’area hanno dovuto separarsi, rinviando il loro lavoro a data da destinarsi.

Molti dei ricercatori ucraini con cui Orizaola lavorava sono bloccati a Kharkiv, una città nel nord-est dell’Ucraina che ha subito alcuni degli attacchi aerei più devastanti dalle forze russe. Solo poche settimane prima dell’attacco, Orizaola stava parlando con un ricercatore del suo viaggio imminente: “Ora è passato a fare bombe molotov e passare le notti nei rifugi“, racconta Orizaola, che è rimasto in contatto sporadico con i suoi colleghi ucraini via e-mail e Messenger. Un altro scienziato ucraino che si occupa di ricerca nella zona di alienazione è rimasto intrappolato in una città chiamata Slavutych, appena fuori dalla zona, che è stata conquistata prima che le proteste di massa costringessero le truppe russe a ritirarsi e che venisse raggiunto un accordo che prevedeva che i residenti consegnassero le armi al sindaco della città.

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