lunedì, Maggio 27, 2024

Festival di Cannes 2024: solo tanti nomi

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Come anticipato nella ventiseiesima puntata del nostro podcast, La Luce del Cinema, aprile significa Festival di Cannes. Il festival vero e proprio inizierà il 14 maggio 2024, ma in aprile è svelata la selezione, quest’anno di particolare interesse per capire che produzioni statunitensi possono giungere in Europa, in competizione con la Mostra del Cinema, a seguito prima dello sciopero degli sceneggiatori, iniziato circa un anno fa e conclusosi a fine settembre e quello degli attori iniziato a luglio circa e terminato con l’accordo tra le parti di inizio ottobre 2023. Una precisazione è d’obbligo. A nostro parere, considerando i tempi di produzione di un film, la vera assenza nei festival europei delle produzioni delle major di Hollywood si farà sentire di più nel 2025 rispetto a quest’anno, soprattutto per i progetti cinematografici che a metà 2023 erano in embrione.
Torniamo al Festival di Cannes 2024. La conferenza stampa di presentazione di questa edizione del direttore generale Thierry Fremaux è arrivata dopo che nei mesi passati non sono state pubblicate molte notizie sulla 77esima edizione. Prima di aprile abbiamo solo appreso i nomi dei presidenti di giuria, Greta Gerwing per il Concorso e Xavier Dolan per Un Certain Regard. Poi null’altro. Per farvi capire, al momento della scrittura di questo articolo non sappiamo nemmeno quali saranno gli altri giurati. Indiscrezioni, al contrario, ne sono uscite molte, nomi di attori e registi che avrebbero potuto solcare il tappeto rosso della Montée de Marche ne sono stati proposti in grande numero a partire da gennaio (anche noi abbiamo lanciato sempre nella puntata ventisei del nostro podcast), poi null’altro. Fremaux è bravo a mantenere un certo riserbo e abituato il pubblico e gli addetti al settore a scoprire la nuova edizione del Festival di Cannes a partire proprio dalla conferenza stampa di presentazione. Quindi, vediamo un po’ che ha detto il caro Fremaux lo scorso 11 aprile.

Che Concorso sarà? Il film d’apertura è stato svelato qualche giorno prima della presentazione della selezione, The Second Act di Quentin Dupieux, una scelta abbastanza strana, ma ci torniamo dopo. Il film sarà presentato Fuori concorso, quindi nel Concorso saranno proiettati diciannove lungometraggi, un numero giusto per comprendere lo sviluppo concettuale e filmico della selezione. Prima di addentrarci dobbiamo individuare le direttrici interpretative che Cannes 77, a nostro parere, sono due: da una parte ci sono gli habituè della kermesse e dall’altro alto le nuove leve. Del primo gruppo fanno parte il regista francese Jacques Audiard che ha già vinto a Cannes una Palma d’Oro con Dheepan – Una nuova vita nel 2015, oltre ad altri premi. All’edizione 77 del festival francese porta Emilia Perez. Anche Christophe Honoré è un assiduo frequentatore delle coste di Cannes con ben cinque lungometraggi presentati qui tra Concorso e Un Certain Regard; il suo nuovo lavoro si intitola Marcello mio, una commedia in cui Chiara Mastroianni, figlia di Marcello Mastroianni e Catherine Deneuve, per un giorno veste i panni del padre. In questa carrellata di amici di Cannes, dopo i due francesi troviamo gli statunitensi. In Concorso arriva l’immortale Francis Ford Coppola che finalmente presenta a un festival il suo nuovo film Megalopolis, rimbalzato spesso in molte indiscrezioni sulla sua possibile partecipazione a un festival europeo negli anni passati. Coppola deve molto a Cannes che gli ha dato due Palme d’Oro con La conversazione e Apocalypse Now. In fila dietro Coppola, si posiziona David Cronenberg che con sette film proposti nel Concorso ha uno stretto legame con il festival francese. La nuova pellicola si chiama The Shrouds.

Poi c’è Paul Schrader il quale dopo aver portato gli ultimi tre film, la trilogia composta da First Reformed, Il collezionista di carte e Il maestro giardiniere alla Mostra del Cinema (ci torniamo dopo anche su questo) giunge al Festival di Cannes con Oh! Canada. Superati gli statunitensi, arriviamo agli europei. Paolo Sorrentino è un amico del festival francese in cui ha presentato quasi tutti i suoi film, tranne L’uomo in più e È stata la mano di Dio; quest’anno porta PartenopeYorgos Lathimos ha presentato anche lui quasi la metà dei suoi film a Cannes, salvo vincere i maggiori premi alla Mostra del Cinema con La favorita, Povere creature e Alps, e quindi anche quest’anno è presente con Kinds of Kindness (di cui vi abbiamo parlato qui). Alla lista degli europei aggiungiamo anche Kirill Serebrennikov che a partire da Parola di Dio del 2016, inserito nel Un Certain Regard, ha presentato a Cannes cinque suoi film tra cui l’ultimo, Limonov – The Ballad; anche l’inglese Andrea Arnold non è nuova al festival francese avendo qui portato quattro suoi film, conseguendo tre Premi della Giuria con American Honey, Fish Tank e Red Road, mentre nell’edizione numero 77 propone Bird. Dal resto del mondo, arriva per la sesta volta, la quinta nel Concorso, il regista cinese Jia Zhangke con Caught By The Tides, storia di una donna di origine cinese che vive in silenzio, celebrando così la prospera età della Bella Epoque con canti e danze. Dal Brasile invece è stata selezionata la nuova opera di Kamir Aïnouz, Motel Destino, quarta volta per lui a Cannes in cui ha raccolto una vittoria nel Certain Regard con La vita invisibile di Euridice Gusmao. Anche il regista iraniano Ali Abbasi ha vinto lo stesso concorso nel 2018 con il suo film Border – creature di confine. Dopo aver presentato nel concorso nel 2022 Holy Spider, quest’anno giunge nel Concorso con The Apprentice. 

Nella seconda sezione “nuove leve” o presunte tali, il Concorso di Cannes 77 annovera il portoghese Miguel Gomes che arriva sulla Croisette per la seconda volta con la sua nuova opera Grand Tour. Per la seconda volta, inoltre, sono presentati anche i film del regista svedese Magnus von Horn che quest’anno presenta The Girl With The Needle, film biografico incentrato su Dagmar Overbye, donna danese tristemente nota perché tra gli anni Dieci e Venti del Novecento uccise a Copenaghen una dozzina di bambini. Stesso discorso di presenza per il regista francese Gilles Lellouche che dopo Why… Coz’, porta in Concorso quest’anno L’Amour ouf; per la regista indiana Payal Kapadia che dopo aver conseguito il Golden Eye al Festival di Cannes 2021, giunge per la prima volta nel Concorso con All We Imagine as Light; per il regista americano Sean Baker che dopo il passaggio nel Concorso con Red Rocket nel 2021, quest’anno presenta Anora. In questo gruppo inseriamo, infine, i registi per la prima volta a Cannes. C’è un’opera prima, Wild Diamon di Agathe Riedinger; e l’opera seconda della regista francese Coraile Fargeat, The Substance.

Notizie dal fronte Un Certain Regard. Un Certain Regard presenta nell’edizione 2024 del Festival sei opere prime su un totale di quindici film. Tra tutti i film selezionati ci teniamo a segnalare il film storico ambientato durante la Guerra Civile americana The Damned di Roberto Minervini; l’ultima fatica del regista cinese Gian Hu che conosciamo, oltre a tutto, per Cow presentato in Orizzonti alla Mostra del Cinema del 2009; L’Historie de Souleymane di Boris Lojkine che ben aveva impressionato al Festival di Cannes 2014 con Hope; lo stesso discorso per la regista Rungano Nyoni che aveva convinto Cannes 2017 con I Am Not a Witch, mentre nel Certain Regard propone quest’anno On Becoming a Guinea Fowl. Segnaliamo anche due scommesse in questo concorso. La prima è l’opera prima, anche se ha diretto già due documentari, della regista indiana a Sandhya Suri, dal titolo Santosh e l’opera seconda del giovanissimo regista giapponese Hiroshi Okuyama, My Sunshine, titolo internazionale, che ha richiamato l’attenzione di molti con la sua opera prima Jesus del 2018.

Ultime annotazioni della selezione di Cannes 77. Parliamo del Fuori concorso e delle altre sezioni come Midnight Screening, Cannes Premiere, Special Screening che non sono altro che una estrema categorizzazione di una selezione che può essere definita globalmente Fuori concorso o per meglio dire tutti quei film che non hanno trovato posto nel Concorso. Escludiamo da questa sentenza la Midnight Screening, sezione molto suggestiva che raccoglie le opere proiettate a mezzanotte solitamente composta da film di genere, horror o action thriller. Quest’anno tocca a I, The Executioner del coreano Ryu Seung-wan, a cui si associa Twilight of The Warrior Walled In dell’hongkonghese Cheang Pou-SoiThe Surfer dell’irlandese Lorcan Finnegan con Nicholas Cage e la commedia The Balconettes dell’attrice francese Noémie Merlant. Nel Fuori concorso, quello vero e proprio, invece, oltre a Furiosa: A Mad Max Saga di George Miller, trova posto il ritorno dietro la macchina da presa di Kevin Costner, Horizon; il nuovo film del prolifico regista di Hong Kong Peter Ho-Sun Chan dal titolo She’s Got No Name, e la commedia Rumours diretta da Evan Johnson, Galen Johnson e Guy Maddin, con Alicia Vikander e Cate Blanchette storia che riguarda i leader di sette ricche democrazie che si perdono nei boschi per redigere una dichiarazione su una crisi globale e trovarne la soluzione. Dal fronte, infine, Cannes Premiere e Special Screening, segnaliamo il nuovo film di Leos Carax, C’est pas moi, una specie di biografia dello stesso regista; la nuova fatica del documentarista ucraino Sergei Loznitza dal titolo The Invasion; La belle de Gaza della francese Yolande Zaubermann documentario che segue alcune persone trans palestinesi che fuggono da Gaza per Tel Aviv per vivere apertamente in cerca dell’autoaffermazione in mezzo al conflitto e all’oppressione; Rendez-vous avec Pol Pot del grande regista cambogiano Rithy Panh, non nuovo né al Festival di Cannes, né ai festival europei. 

Ora, due parole oltre ai nomi. La lista dei film selezionati da Fremaux e dal suo comitato di selezione non si ferma a questi nomi e a questi titoli, ma ci importava segnalarvi questi così da restituirvi una prima valutazione sulla carta. Ah dimenticavamo… La Palma d’Oro alla Carriera sarà consegnata nelle mani di George Lucas. Ecco partiamo da questo premio per alcune considerazioni. La sensazione che abbiamo è che Fremaux e soci abbiamo preso quanto era possibile trovare tra i film completati in Europa e soprattutto negli Stati Uniti. Il Premio alla carriera a Lucas appare come un ripiego per non aver rintracciato nessun nome forte da Hollywood e dintorni e non aver rischiato, in perfetto stile Cannes, di allontanarsi dalle coste bagnate dall’Oceano Atlantico. Basta che guardiate quanti nomi forti, registi noti, consolidati, tra l’altro la maggior parte uomini (e la parità di genere tanto declamata da Fremaux negli ultimi anni, dove è finita, ci domandiamo?), occupano il Concorso rispetto ai registi meno noti al grande pubblico. Forse lo sciopero di sceneggiatori e attori del 2023 ha fatto più vittime di quanto pensassimo già a partire dal 2024, più che per l’anno dopo come abbiamo detto all’inizio. Era, quindi, così necessario inserire il nuovo film di Coppola nel Concorso considerando, a pari caratura registica, che Killers of The Flower Moon di Scorsese l’anno scorso è stato inserito nel Fuori concorso? Che Megalopolis non abbia un distributore americano e internazionale è fatto noto (almeno fino a quando scriviamo questo articolo) e quindi la visibilità del Concorso lo può aiutare. Ma se il film è forte e ben fatto, non c’entra dove viene inserito, vero? Rimane il presupposto che Cannes 77 abbia pescato tra i pochi film pronti in circolazione. Andiamo avanti e consideriamo anche il nuovo film di Lanthimos. Il regista greco ha un debito di premi vinti maggiore alla Mostra del Cinema (un Leone d’oro, un Leone d’argento – Gran Premio della Giuria e una Osella d’oro per la miglior sceneggiatura) piuttosto che al Festival di Cannes eppure, forse complici anche le logiche di distribuzione (il film, infatti, esce negli Stati Uniti a fine giugno), Kinds of Kindness verrà presentato sulla Croisette. La domanda che ci poniamo è: era necessario per Lanthimos passare a Cannes visto il successo de La Favorita e Povere Creature e la conseguente sua consacrazione come grande regista contemporaneo? Lo stesso quesito vale per Paolo Sorrentino che a Cannes ha raccolto davvero poco in fatto di premi, mentre alla Mostra del Cinema ha conseguito un Leone d’argento – Gran Premio della Giuria con È stata la mano di Dio. Certo i premi non sono il vero metro di giudizio per decidere del valore artistico di un film; allora considerando il grande affetto dimostrato da critica e pubblico quando il regista napoletano è stata a Venezia, perché ora andare a Cannes?

Se i film di Jacques Audiard e David Cronenberg come quello di Serebrennikov era intuibile finissero nel Concorso, sorprende davvero la presenza qui del nuovo film di Paul Schrader. Anche in questo caso, dopo l’enorme affetto tributatogli dalla Mostra con gli ultimi suoi film, senza considerare i precedenti, e il Leone d’Oro alla carriera, il vecchio Schrader saluta il Lido e va a Cannes? Strano davvero. Forse dobbiamo aggiungere una frase in più alla nostra teoria ossia che Fremaux ha preso gli unici film a disposizione per sottrarli alla Mostra. Non vogliamo essere maligni, ma la rivalità tra i due festival c’è e si accentua di anno in anno. Se Alberto Barbera stempera i toni, dicendo che questa competizione non esiste, Fremaux, dal canto suo, non ha mai smentito la rivalità, né fatto seguito alle affermazioni del collega Barbera. Cannes 77 ha raccolto quanto disponibile, giocando sui grandi nomi a discapito degli outsiders soprattutto nel Concorso e riempiendo tutte le selezioni di cui si compone il Fuori concorso con altri grandi nomi, soprattutto tra gli attori, che porteranno il grande pubblico sulla costa francese. E ci viene anche un piccolo dubbio che forse è un presentimento. Consideriamo il film d’apertura, The Second Act di Dupieux. Questo è sicuramente un regista valido che ben consideriamo ed è ben voluto dalla critica e dal pubblico francese perché interpreta il cinema in chiave moderna e innovativa, però non è il nome sicuro e forte che il Festival di Cannes ha chiamato per aprire le scorse edizioni. Non è forse un bel ripiego il caro Dupieux considerando che, forse, i grandi registi e i grandi nomi del Concorso non hanno filmato dei grandi film degni dei loro altisonanti nomi? Il tempo saprà dare le giuste risposte. Intanto rimangono questi interrogativi in attesa del 14 maggio, data di avvio del 77. Festival International du Film de Cannes. 

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